(Agenparl) - “Ho provato a calarmi in questa nuova veste, sull’efficacia della quale, peraltro, avevo seri dubbi, con l’onestà intellettuale che ha sempre contraddistinto il mio operato; ho lasciato da parte i miei trascorsi da sindacalista per misurarmi con i pochi e limitati ambiti di intervento tipici delle Rappresentanze. Sono bastati questi pochi mesi per capire che la Rappresentanza Militare non può e non potrà mai tutelare veramente il personale a 360°, nonostante si cerchi di sostenere il contrario”.
È questo l’incipit della lettera di dimissioni dagli incarichi assunti nei Consigli della rappresentanza militare dal Perito Superiore Scelto Danilo Scipio, ex appartenente al disciolto Corpo forestale dello Stato, deportato forzatamente nell’Arma dei carabinieri il primo gennaio scorso a seguito dell’attuazione della riforma voluta da Matteo Renzi e ministra Marianna Madia.

“L’attuale sistema, basato sui Consigli – scrive Scipio al generale Antonio Ricciardi, Comandante dei Carabinieri-Forestali – è anacronistico ed inadeguato, soprattutto in una democrazia avanzata come quella del nostro Paese, dove è necessario coniugare i doveri ed i diritti, le esigenza di servizio con quelle familiari e sociali dei lavoratori, ancorché militari. Il confine tra diritti e doveri dei militari è talmente sottile che molto spesso è impossibile individuare dove finiscano gli uni ed inizino gli altri. Poter trattare solo questioni attinenti il “benessere del personale” – unica prerogativa della Rappresentanza Militare degna di nota – non consente, per quanto ho potuto constatare, di assolvere questo ruolo in maniera incisiva rispetto alla pura e semplice attività di facciata. L’assoluta mancanza di risposte concrete alle innumerevoli questioni poste ne è la prova tangibile.”.
“Ho creduto all’inizio che almeno il Consiglio Intermedio potesse avere una capacità d’intervento maggiore rispetto alla Rappresentanza di Base; – prosegue Scipio – purtroppo ho sbagliato valutazione, anche se l’inesperienza di chi ha provato a cimentarsi per la prima volta con la tutela del personale, peraltro in un contesto sconosciuto ai più, ed era forse alla ricerca più all’apparenza che alla sostanza, non ha aiutato. Solo il Consiglio Centrale – forse – potrebbe avere una capacità di interdizione superiore. Ma gli attuali componenti – sottolinea Scipio – non hanno certo dato dimostrazioni tangibili di interesse nei confronti di questi pseudo colleghi catapultati nell’Arma dall’oggi al domani!”. “Saliti alla ribalta per questioni giudiziarie ed outing involontari piuttosto che per le battaglie a favore del personale – attacca l’ex sindacalista dell’UGL- Forestale – hanno pensato fosse più conveniente livellare i diritti degli ex Forestali verso il basso invece di spendersi per estendere a tutti i Carabinieri quel poco di buono che vigeva nel CFS. L’ultimo capolavoro, la circolare che entra in vigore oggi e che in sostanza certifica il fallimento di tutta la RM, me compreso! Ciò premesso, il sottoscritto rassegna le proprie dimissioni da rappresentante COIR e COBAR CUTFAA della Categoria B. Il personale che mi ha eletto saprà certamente comprendere le motivazioni di questa scelta, che non è una resa, ma la consapevolezza di dover spostare l’attività a loro favore su un altro piano e su altri tavoli.”.
Il Perito Superiore Danilo Scipio non è l’unico ex forestale militarizzato forzatamente ad essersi dimesso dai Consigli della Rappresentanza militare. Insieme a lui, con motivazioni del tutto simili si sono dimessi anche altri tre rappresentanti degli ex forestali: Ivan Germani, Federico Menichini e Maria Cristina Urtis. Tutti e quattro si sono arresi all’evidenza dell’inutilità della Rappresentanza militare come strumento di tutela degli interessi dei lavoratori con le stellette. Il generale Ricciardi, Comandante dei Carabinieri-Forestali, ora dovrà procedere alla nomina dei nuovi rappresentanti del personale dell’ex Corpo forestale dello Stato, in sostituzione dei dimissionari Scipio, Germani, Menichini e Urtis, nella speranza che i nuovi eletti non decidano a loro volta di dare le immediate dimissioni. In oltre trent’anni di vita della Rappresentanza militare è la prima volta che i militari, in particolare i carabinieri, possono assistere alle dimissioni di alcuni membri del Consigli di base e intermedio. Le motivazioni delle dimissioni di Scipio e degli altri suoi colleghi non possono non far riflettere il legislatore che, a fronte delle continue promesse di modifica del sistema di rappresentanza degli interessi e delle tutele dei militare, nulla ha fatto se non concedere proroghe del mandato elettivo degli attuali membri del Cocer, Coir e Cabar, già scaduto nel luglio del 2016.