(AGENPARL) – mer 01 aprile 2020 “In piena emergenza COVID-19, dopo l’intero apparato sanitario che opera nei presidi – al quale va tutta la nostra gratitudine per il sacrificio e gli sforzi quotidiani compiuti da medici ed infermieri – le forze dell’ordine dovrebbero essere – ed in molti casi lo sono – il secondo baluardo a difesa dei cittadini contro il diffondersi del virus. A loro spetta il compito di far rispettare le severe misure emanate dal governo e dalle istituzioni locali per evitare forme di potenziale contagio. E, nel contempo, dovrebbero essere i primi a rispettarle, dovrebbero dare il buon esempio. Ma non sempre è così…
Al netto delle condotte personali, per le quali ognuno può essere chiamato a rispondere, è l’approccio di chi comanda a fare la differenza. Fa la differenza per i collaboratori, per i sottoposti, per le famiglie, per la popolazione.

Mentre il Capo della Polizia sembra abbia rispedito al mittente lo scudo penale e civile in tema di CORONAVIRUS, giornalisti ben informati asseriscono che la proposta normativa parta proprio da Viale Romania; ed una spiegazione a questa netta differenza di posizioni, probabilmente c’è. Gli Uffici del Dipartimento della P.S., le Questure, i Commissariati hanno tenuto in servizio solo il personale strettamente necessario allo svolgimento di attività indifferibili, facendo ricorso diffusamente alle forme di lavoro agile disposte dal governo. I dirigenti hanno ridotto al minimo i rischi di contagio per gli operatori e quindi non hanno bisogno di impunità e immunità.
Per i Carabinieri è diverso. La presenza ed il presenzialismo prima di tutto. Ed in quest’ottica, in totale violazione delle norme e dell’ultima circolare PERSOMIL, lo smart working nelle strutture amministrative/logistiche/ burocratiche dell’Arma non è, per i Carabinieri, il modo ordinario di svolgere la propria prestazione lavorativa, perché il lavoro agile viene sistematicamente negato, anche ai pendolari. Tuttalpiù, viene disposta la fruizione obbligatoria delle licenze, fatta eccezione per gli Ufficiali, sempre presenti ai loro posti di combattimento…
Anche le questioni della sanitizzazione degli indumenti e la fornitura dei DPI hanno storie e corsi diversi. Nell’auspicio che la magistratura contabile chieda conto al Comando Legione Lazio per il ridicolo acquisto dei ferri a vapore verticali, il peccato originale dell’Arma è a monte e risiede nell’ostinata determinazione del Comando Generale di non autorizzare tutti i militari ad utilizzare la tuta da ordine pubblico, che si lava più facilmente, asciuga velocemente e, soprattutto, non deve essere … stirata!
I poliziotti asintomatici vengono posti in quarantena. Per la tutela della loro salute, quella dei loro cari e quella dei cittadini.
Ma per i Carabinieri, avviene la stessa cosa? Vengono sanificate le strutture in cui sono stati registrati casi di contagio? I colleghi del militare che ha contratto il virus, sono posti in isolamento precauzionale?
Vengono eseguiti i tamponi sui soggetti che presentano sintomatologie riconducibili al CORONAVIRUS? Ci dicono che non sempre vengono adottate tutte le misure di prevenzione che la gravità della situazione richiede.
Nasce forse da qui l’esigenza della norma salva generali? Il Generale Nistri si renda conto che serve una guida sicura che tuteli i militari, non le polizze sanitarie che coprono i danni da contagio, perchè nessuno ha voglia di diventare JEEG ROBOT D’ACCIAIO …