(AGENPARL) – ven 08 maggio 2020 Pian piano stanno venendo fuori anche gli enormi danni che la riforma Madia – e la conseguente soppressione del Corpo Forestale dello Stato – ha causato ad una delle attività peculiari svolta, prima dell’assorbimento, esclusivamente dai Forestali: la CITES.
Quella della tutela delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione, attraverso il controllo del commercio e l’introduzione illegale all’interno dell’Unione Europea degli specimen protetti, era una attività che implicava controlli in dogana, negli esercizi commerciali e negli allevamenti, amatoriali e commerciali, nei vivai, nel settore dell’alta moda.
L’attività di indagine era accompagnata da quella amministrativa di certificazione.

Oggi tutto è cambiato. In peggio!
Il decreto legislativo di attuazione della riforma Madia, violando palesemente la delega conferita dal Parlamento al governo Renzi, ha addirittura suddiviso le competenze in materia CITES: alla Guardia di Finanza sono state attribuite quelle in dogana, ai Carabinieri quelle sul territorio e, su delega, quelle certificative.
Un mix mal assortito e per nulla collaborativo, che ha prodotto enormi danni all’intera filiera dei controlli preventivi.
Ed a farne le spese – oltre alla natura – sono stati ovviamente gli ex Forestali dei Nuclei e Distaccamenti CITES dell’Arma dei Carabinieri, relegati, dopo il passaggio coatto, a svolgere compiti essenzialmente amministrativi. O, perlomeno, questo è ciò che ha dichiarato l’attuale comandante del Raggruppamento per negare ai militari dipendenti ciò che è consentito a tutte le specialità della Benemerita: l’utilizzo permanente degli abiti borghesi.
Che brutta fine ha fatto la CITES!
Da servizio di polizia con proiezione estera a struttura per il rilascio dei certificati!
W i Carabinieri!!