(AGENPARL) – Roma, 02 dicembre 2018 – “L’ennesimo suicidio di un carabiniere testimonia nel modo più drammatico che le condizioni lavorative all’interno dell’Arma sono diventate insostenibili. Si lavora sempre sotto pressione, assillati dagli ufficiali comandanti ossessionati dalla ricerca spasmodica di numeri con cui bearsi agli occhi dei Vertici, dimentichi che dietro una matricola, un grado, c’è una persona con le proprie esigenze familiari ed anche le proprie fragilità, e non un robot”.
A denunciarlo l’associazione culturale UNFORCED.
“Il tema dei suicidi nell’ambito delle Forze di polizia è fin troppo trascurato, un dibattito reale sulle vera cause di gesti così estremi e sulle reali condizioni di lavoro degli appartenenti alle forze dell’ordine non è mai stato avviato. Il confine tra diritti e doveri, per i lavoratori del comparto sicurezza, è così indefinito che non è mai dato sapere dove finiscano gli uni ed inizino gli altri, ma nell’Arma dei Carabinieri i diritti sono veramente optionali ed il più delle volte vengono sacrificati sull’altro del servizio prima di tutto. È ora di dire basta!”.
“Sig. Ministro della Difesa, è ora di dare una svolta alle tutele sindacali vere, vere come quelle dei poliziotti e dei penitenziari, perché nessun lavoratore militare può essere considerato un cittadino di serie B e lasciato in balia di un apparato che si fonda sull’estremizzazione dei rapporti gerarchici. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti”.