(AGENPARL) – dom 10 maggio 2020 - Il passaggio del personale ex C.F.S. nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, secondo le previsioni del D.Lgs. 177/2016, è stato normato al fine di garantire il mantenimento dei diritti già acquisiti nella precedente Amministrazione attraverso l’istituzione di uno specifico ruolo ad esaurimento, livellando le opportunità di progressione in carriera a quelle dei ruoli ordinari, mediando le necessità del personale transitato con l’ordinamento dei vigili del fuoco, confermandone la sede di servizio più prossima alla precedente e comunque nello stesso ambito provinciale.
Tralasciando il forte demansionamento subìto dal personale a causa della riforma, penalizzato dalla perdita immediata delle funzioni legate alle competenze acquisite e non mantenute nel nuovo posto di lavoro, occorre sottolineare che, nonostante l’impegno degli ex forestali nel percorso di adattamento e riqualificazione, il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco pare sottrarsi ai principi ispiratori e sanciti nella riforma Madia.
Dopo ben 3 anni, il personale, confermato come ruolo ad esaurimento dal nuovo ordinamento, risulta ancora temporaneamente assegnato presso la sede di ingresso nel Corpo; vista la diversa distribuzione territoriale dei comandi stazione forestali e comandi provinciali dei vigili del fuoco, tale assegnazione, che in alcuni casi ha comportato uno spostamento di diverse decine di chilometri, ora rischia di diventare un diritto perduto, in modo definitivo, se si decide di avanzare in carriera.

(AGENPARL) – ven 08 maggio 2020 Pian piano stanno venendo fuori anche gli enormi danni che la riforma Madia – e la conseguente soppressione del Corpo Forestale dello Stato – ha causato ad una delle attività peculiari svolta, prima dell’assorbimento, esclusivamente dai Forestali: la CITES.
Quella della tutela delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione, attraverso il controllo del commercio e l’introduzione illegale all’interno dell’Unione Europea degli specimen protetti, era una attività che implicava controlli in dogana, negli esercizi commerciali e negli allevamenti, amatoriali e commerciali, nei vivai, nel settore dell’alta moda.
L’attività di indagine era accompagnata da quella amministrativa di certificazione.

(AGENPARL) – gio 30 aprile 2020 “Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha trasmesso al Ministro della Difesa lo schema di decreto relativo alla ripartizione delle risorse per l’efficienza dei servizi istituzionali per l’anno 2019, preventivamente sottoposto alle valutazioni del Consiglio Centrale di Rappresentanza. Abbiamo così avuto l’ennesima dimostrazione che rappresentare il personale non è cosa che si possa improvvisare, e dunque la legge sulle competenze dei sindacati militari diventa sempre più urgente”.

(AGENPARL) “Il Presidente del Consiglio di Stato esamini urgentemente la richiesta depositata da molti legali che si occupano di cause amministrative militari e sostenuta da una mozione, approvata all’unanimità, dall’Ordine degli avvocati di Roma, di trasferire ad altro incarico il Giudice Vito Poli, perché chi è chiamato a decidere sulle controversie deve garantire la terzietà rispetto a tutte le parti in causa e non vi può essere dubbio sulla sua imparzialità.

(AGENPARL) – mer 01 aprile 2020 “In piena emergenza COVID-19, dopo l’intero apparato sanitario che opera nei presidi – al quale va tutta la nostra gratitudine per il sacrificio e gli sforzi quotidiani compiuti da medici ed infermieri – le forze dell’ordine dovrebbero essere – ed in molti casi lo sono – il secondo baluardo a difesa dei cittadini contro il diffondersi del virus. A loro spetta il compito di far rispettare le severe misure emanate dal governo e dalle istituzioni locali per evitare forme di potenziale contagio. E, nel contempo, dovrebbero essere i primi a rispettarle, dovrebbero dare il buon esempio. Ma non sempre è così…
Al netto delle condotte personali, per le quali ognuno può essere chiamato a rispondere, è l’approccio di chi comanda a fare la differenza. Fa la differenza per i collaboratori, per i sottoposti, per le famiglie, per la popolazione.

(AGENPARL) – lun 30 marzo 2020 “La diffusione repentina e drammatica del virus COVID-19, oltre a mietere migliaia di vite umane, sta mettendo in ginocchio l’economia del nostro paese ed a repentaglio la già labile pace sociale.
Le cause sono molteplici: l’inadeguatezza della classe politica e la tolleranza del sistema produttivo parallelo, quello sommerso, fatto di lavoratori in nero, che oggi non attingono ad alcuna misura economica, se non magari il reddito di cittadinanza, rappresentano la punta dell’iceberg.
Nel sistema paese, anche le forze di polizia e le forze armate soffrono gli effetti della situazione emergenziale in maniera significativa, perché saper prendere le decisioni giuste in condizioni non ordinarie, senza il conforto della cosiddetta libretta, non è una capacità di tutti. E la Benemerita non è esente da certe mancanze.

(AGENPARL) – Roma, 27 marzo 2020 – “Militari e poliziotti sono impegnati ogni giorno a far rispettare le mutevoli e schizofreniche misure governative, emanate con cadenza quasi quotidiana, volte a prevenire l’ulteriore diffusione del COVID -19, seppur in carenza se non totale mancanza dei più elementari DPI. Alla preoccupazione di dover svolgere comunque il proprio dovere in condizioni precarie, con i rischi di portare il virus anche all’interno delle mura domestiche, oltre che del comando di appartenenza, per i Carabinieri si aggiungono i disagi e la confusione di una miriade di disposizioni interne che portano i militari all’esasperazione.

(AGENPARL) – gio 26 marzo 2020 “Militari e poliziotti sono impegnati ogni giorno a far rispettare le mutevoli e schizofreniche misure governative, emanate con cadenza quasi quotidiana, volte a prevenire l’ulteriore diffusione del COVID -19, seppur in carenza se non totale mancanza dei più elementari DPI. Alla preoccupazione di dover svolgere comunque il proprio dovere in condizioni precarie, con i rischi di portare il virus anche all’interno delle mura domestiche, oltre che del comando di appartenenza, per i Carabinieri si aggiungono i disagi e la confusione di una miriade di disposizioni interne che portano i militari all’esasperazione.

(AGENPARL) – sab 21 marzo 2020 “L’emergenza CORONAVIRUS non accenna a placarsi, e per ridurre drasticamente le possibilità di contagio, le Istituzioni stanno adottando misure sempre più severe per costringere i cittadini a stare a casa; uscire il meno possibile e solo in caso di esigenze indifferibili, per evitare la diffusione del virus e possibili contatti con malati asintomatici, è il modo più efficace per dimostrarsi cittadini responsabili.
L’osservanza delle disposizioni, anche riguardo alla comunicazione di eventuali contatti con ipotetici malati, al rispetto delle procedure di auto isolamento e di quarantena, è uno degli aspetti cardine della prevenzione. E la violazione di tali disposizioni comporta l’adozione di sanzioni penali nei confronti di chi, irresponsabilmente, non segue le regole.
Ma probabilmente le disposizioni del governo non valgono per tutti…
Sembra infatti che all’interno di diverse strutture dell’Arma dei Carabinieri, finanche al Comando Generale, siano stati accertati casi di positività al COVID-19 ma non siano state adottate le misure previste dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La salute dei militari viene prima di tutto; viene senz’altro prima della smania di apparire sempre efficienti, invincibili, al di sopra di quelle regole che sembrano valere per tutti tranne che per il palazzo di Viale Romania.

(AGENPARL) – gio 12 marzo 2020 “Se in questo periodo si vuole limitare l’uso dei mezzi pubblici i Sindaci devono sospendere il pagamento dei parcheggi entro le strisce blu ed aprire le ZTL.
Chi non può aderire alle forme di smart warking e deve recarsi comunque sul posto di lavoro, al fine di limitare i rischi di contagio da coronavirus, deve poterlo fare utilizzando la propria autovettura ed accedere in qualunque zona evitando di pagare il balzello comunale del parcheggio”.

(AGENPARL) – lun 16 marzo 2020 Mentre il mondo intero cerca di combattere l’epidemia da CORONAVIRUS in corso, esistono strutture della Benemerita che sembrano remare contro gli indirizzi governativi. Con un susseguirsi di disposizioni, al ritmo di una al giorno, anche contrastanti fra loro, sembra che lo scopo principale degli ordini non sia tentare di arginare il contagio e garantire anche i militari, ma dimostrare l’efficienza dell’Arma ostentando la propria immagine impeccabile anche in un periodo drammatico come quello che stiamo attraversando.
Carabinieri mandati in servizio privi di DPI, rischiando di trasformare in untore o vittima chi è mosso solo dal desiderio di servire il Paese. Disposizioni governative vanificate da “pacchetti d’ordini” in palese contrasto con le raccomandazioni più banali riguardo la riduzione degli spostamenti e del pendolarismo. Anche le varie forme di “smart working” stentano a decollare perché evidentemente ritenute una forma di fannullonismo da chi è chiamato ad assumersi la responsabilità di concederle.
Al CUFA (il vecchio quartier generale della forestale), una grande unità deputata a gestire i Carabinieri Forestali, si preferisce porre i militari in licenza ordinaria obbligatoria, per snellire le presenze in ufficio, in barba alle altre forma di assistenza previste da norme contrattuali, quando poi il Comando Generale dispone l’invio di nuove unità.
Non si capisce bene se le decisioni contraddittorie e contrastanti, rispetto gli input governativi, vengono prese perché nelle varie pubblicazioni – che i Generali conoscono a memoria – non c’è scritto nulla sul COVID-19 oppure per scelta consapevole.
Forse è arrivato il momento che qualcuno ridimensioni chi fa del delirio di onnipotenza uno stile di vita perché, stavolta, potrebbe avere conseguenze drammatiche e irrimediabile.

"L'avvocato Egidio Lizza: «Prossimo passo il deposito di oltre 1.500 ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo"

Il Comitato europeo dei diritti sociali ha giudicato che l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato (CFS) nell’Arma dei Carabinieri vìola i diritti sociali dei dipendenti che, divenendo personale militare, hanno perso le libertà sindacali prima garantite.
Con una riforma voluta nel 2016 dal Governo Renzi, il Corpo Forestale dello Stato, una polizia civile, è stato soppresso e la massima parte del suo personale trasferito all’Arma dei Carabinieri, così confluendo nell’ordinamento militare dove non è garantita una piena libertà associativa sindacale.
Contro questi aspetti della riforma, non appena era entrata in vigore, gli ex sindacati del personale (l’UGL-CFS ed il SAPAF) con i loro segretari Danilo Scipio e Marco Moroni, avevano deciso di rivolgersi al Comitato europeo, denunciando la violazione dei diritti riconosciuti della Carta sociale europea.
«L’importanza della decisione – commenta l’avvocato Egidio Lizza, che ha assistito le sigle sindacali in Europa – risiede nel fatto che il giudizio del Comitato europeo arriva dopo aver soppesato le sentenze della Corte Costituzionale intervenute in materia. Le due sentenze della Consulta, la 120/2018 e la 170/2019, che da un lato avevano riconosciuto una limitata libertà sindacale nell’ordinamento militare e dall’altro ritenuto legittimo il transito in tale ordinamento dei Forestali, non sono evidentemente state giudicate sufficienti a garantire i diritti sociali minimi, che l’Italia dovrebbe garantire nel rispetto dei Trattati internazionali che ha sottoscritto in materia».

(AGENPARL) – Roma, 18 novembre 2019 – “Nonostante le rassicurazioni ricevute nei mesi scorsi da molti alti Ufficiali dell’Arma, ad oggi non sono ancora allineate le posizioni contributive di tutti gli ex Forestali diventati Carabinieri, nei confronti dei quali risulta un enorme buco nero all’INPS, creato da anni di mala gestione. È l’ennesimo regalo della Riforma Madia e del governo Renzi a cui ancora non viene fatto fronte”. È la denuncia dell’associazione culturale UNFORCED.

Egregio Dottore,
per la seconda volta utilizzo lo strumento della lettera aperta - auspicando di non dover subire un ulteriore procedimento disciplinare, come successe nella prima occasione, quando Lei era il Comandante Generale dei Carabinieri - per esprimere alcune considerazioni su quanto Lei ha affermato riguardo alla Sentenza della Corte Costituzionale, che ha ritenuto legittimo l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.
Vorrei innanzitutto smentire quel luogo comune dietro il quale vi siete nascosti in questi ultimi quattro anni - Lei ed il suo “complice” CESARE Patrone - cioè che l’assorbimento era osteggiato solo da un manipolo di sindacalisti timorosi di perdere i propri privilegi. Vede, l’alto numero di ricorrenti (che in assenza di velati avvertimenti o di vane promesse sarebbe stato dall’origine ancora più alto), oggi che i Forestali hanno potuto toccar con mano cosa vuol dire essere diventati militari, appartenere ad una amministrazione elefantiaca e farraginosa, marcatamente burocratizzata e gerarchizzata, sarebbe stato abnorme!

(AGENPARL) – Roma, 02 dicembre 2018 – “L’ennesimo suicidio di un carabiniere testimonia nel modo più drammatico che le condizioni lavorative all’interno dell’Arma sono diventate insostenibili. Si lavora sempre sotto pressione, assillati dagli ufficiali comandanti ossessionati dalla ricerca spasmodica di numeri con cui bearsi agli occhi dei Vertici, dimentichi che dietro una matricola, un grado, c’è una persona con le proprie esigenze familiari ed anche le proprie fragilità, e non un robot”.
A denunciarlo l’associazione culturale UNFORCED.
“Il tema dei suicidi nell’ambito delle Forze di polizia è fin troppo trascurato, un dibattito reale sulle vera cause di gesti così estremi e sulle reali condizioni di lavoro degli appartenenti alle forze dell’ordine non è mai stato avviato. Il confine tra diritti e doveri, per i lavoratori del comparto sicurezza, è così indefinito che non è mai dato sapere dove finiscano gli uni ed inizino gli altri, ma nell’Arma dei Carabinieri i diritti sono veramente optionali ed il più delle volte vengono sacrificati sull’altro del servizio prima di tutto. È ora di dire basta!”.
“Sig. Ministro della Difesa, è ora di dare una svolta alle tutele sindacali vere, vere come quelle dei poliziotti e dei penitenziari, perché nessun lavoratore militare può essere considerato un cittadino di serie B e lasciato in balia di un apparato che si fonda sull’estremizzazione dei rapporti gerarchici. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti”.